The-stobados

[Concerti] Andata e ritorno (forse) per Pinarella di Cervia.

stobados | 19 Maggio, 2007 10:29

 Fu Manchu

Forse, se la maledizione del benessere non ci lascia a piedi anche questa volta, fra qualche ora dovremmo prendere il volo verso Cervia alla volta del Rock Planet. Andiamo a vedere uno dei concerti che sto attendendo da piu' tampo. FU MANCHU. E ho detto tutto. Solo volevo comunicarvi questo.

p.s.: se si dovesse fermare la macchina come per il concerto dei The Bronxxx, sappiate che mi ritroverete spiaccicato sotto il bastione St. Remy. Saludi et trigu.

 

 

Nel 1977 io avevo meno sette anni.

stobados | 17 Maggio, 2007 18:08

Nel '77 io avevo meno sette anni, e poche persone mi hanno raccontato qualcosa di quegli anni cosi' intensi. Cosi' poche che si possono contare sulle dita di una mano, neanche di due. Alcuni cercano di dimenticare, molti cercano di distorcere, alcuni di essi sono morti ammazzati, molti sono finiti in gaetta. Insomma, e' una storia semi-dimenticata che, grazie al libro di Paolo Pozzi, insurrezzione, ho potuto immaginarmi con la mente. E' una bella storia, un romanzo che ti rapisce, che ti fa sperare e ti fa incrociare le dita, come in quel racconto dove devono fare una rapina nella bassa padana ed entrano in paranoia. Ti fa piangere. Si anche piangere, quando ti immagini la scena di lui e di lei divisi da un vetro, nella stanza dei colloqui in carcere, e di quando gli arriva la lettera di un suo amico in esilio a Parigi, o di tante altre storie come queste...

Da divorare. 

Paolo Pozzi - Insurrezione  ed. DeriveApprodi 

G8, la prima condanna: la polizia deve pagare per i pestaggi

stobados | 16 Maggio, 2007 09:38

A quasi sei anni dai drammatici giorni di luglio del 2001, quando a Genova durante il G8, la polizia picchiò con violenza inaudita

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i partecipanti del corteo che si opponeva alla globalizzazione e alla violenza, arriva finalmente la prima condanna in tribunale. Il giudice istruttore Angela Latella della seconda sezione del tribunale civile di Genova ha condannato lo Stato a risarcire Marina Spaccini, 59 anni, pediatra triestina, volontaria per anni in Africa, per il pestaggio che subì da parte delle forze dell’ordine in via Assarotti, vicino piazza Manin, nel pomeriggio del 20 luglio 2001. La donna, missionaria e militante cattolica della Rete Lilliput, era seduta con molte altre persone, con le mani alzate dipinte di bianco, gridando «Non violenza!», quando fu massacrata dalla polizia.

Il ministero degli Interni se la cava pagando appena 5mila euro di risarcimento (comprese le spese legali) alla pediatra, che per la ferita alla testa fu costretta a farsi medicare con diversi punti di sutura. All’opinione pubblica era stata sufficiente l’immagine della pediatra triestina che, ferita, curava un altro manifestante del G8, apparsa sulla copertina di Diario, nel numero dedicato alle violenze della polizia al summit genovese del 2001.

In tribunale, nelle motivazioni, rese pubbliche nei giorni scorsi, si legge: «Emerge come accertata in tutta la sua drammaticità l’aggressione subita da Marina Spaccini ad opera di un’appartenente alle forze dell’ordine». Il giudice boccia complessivamente l’attività della polizia: «Tutto depone, comunque, per una grande confusione organizzativa dell’evento». Finora i vari poliziotti e i loro capi si erano difesi con la patetica scusante che la loro carica era diretta contro un gruppo di “Black Bloc”, che c'era una gran confusione e qualcuno tirava contro di loro le molotov, che era stato impossibile distinguere tra le mani dipinte di bianco dei militanti della Rete Lilliput” e le teste incappucciate di nero dei “Black Block”. La sentenza del tribunale, nella motivazioni, contesta questo punto, spiegando che «l’attendibilità delle testimonianze dei poliziotti appare alquanto limitata».

Del resto, che polizia e carabinieri a Genova non fossero andati con la mano leggera lo dimostra la morte di Carlo Giuliani, le violenze alla Diaz e a Bolzaneto, in quello che un rapporto di Amnesty International definisce come una «violazione dei diritti umani di proporzioni mai viste nella più recente storia d’Europa». In tribunale, è stato palese che l'intervento della polizia non fosse stato «legittimo». Lo hanno confermato le testimonianze raccolte e addirittura i gli stessi poliziotti e funzionari, che sono caduti spesso in contraddizione. «Gli aggressori erano diverse decine; l'ordine era di caricarli, disperderli ed arrestarli», hanno detto alcuni agenti interrogati. Poi è risultato che furono arrestati solo due ragazzi, incolumi, la cui posizione è stata poi anche archiviata. Il giudice stesso ha sottolineato come fotografie e filmati portati in aula «siano stati illuminanti»: «Si vedono ammanettare persone vestite normalmente; più poliziotti colpire con i manganelli una persona a terra, inerme. Poi testimonianze come quella di una signora settantenne che vide gli agenti «bastonare ferocemente persone con le mani alzate e inermi come lei».

«Era semplicemente quello che attendevo da sei anni. Giustizia», ha detto Marina Spaccini commentando il giudizio. «Ovviamente non ho combattuto questa battaglia per i soldi – ha concluso -, ma perché era l’unica strada per fare emergere un po’ di verità su quanto avvenuto. Ora spero se ne parli». E presto potrebbero ottenere soddisfazione altri due pacifisti che si trovavano in piazza Manin.

[Torino] Cariche al presidio antifascista all'universita'.

stobados | 14 Maggio, 2007 17:18

L'universita' oggi si e' svegliata militarizzata,  due cordoni di celerini difendevano 8 stronzi del FUAN che volantinavano per le elezioni. Due cordoni di celerini per otto coglioni. Otto coglioni, ripeto otto coglioni. Otto coglioni che mai si sono visti all'universita', otto coglioni che non vengono seguiti da nessuno hanno creato problemi di ordine pubblico. Alle nove e mezza abbiamo deciso che ci stavano troppo sul cazzo per farli rimanere dentro l'universita' a far finta di volantinare; abbiamo cominciato a fare pressioni sugli scudi della polizia, che subito ha caricato e pestato gli studenti antifascisti e, per non sbagliare, anche lavoratori dell'universita' e studenti che uscivano dalle lezioni. Le cariche sono proseguite per i corridoi di Palazzo Nuovo, fino a quando non siamo saliti sulle scale e li hanno desistito. Dopo la prima carica siamo tornati nell'androne, ci sono stati altri momenti di scontro e abbiamo improvvisato barricate. Nel frattempo i fascisti erano stati mandati via dalla polizia, e quindi raccolti i sopravvissuti ci siamo diretti in corteo verso il rettorato per chiedergli di delucidarci sul motivo per cui ha autorizzato l'entrata in ateneo della celere. Inutile dire che si e' dichiarato dispiaciuto ma fermo sulla retorica democratica (ovvero concedere a tutti, cani e porci di poter volantinare all'universita'). Insomma, oggi a Torino c'e' stata una giornata movimentata.. ma ancora una volta siamo riusciti a ridicolizare quei 4 gatti del fuan.

 Per ulteriorio info andate sul portale dell'informazione antagonista, www.infoaut.org

 Ecco uno stralcio dell'articolo apparso sulla stampa al seguente indirizzo:

 http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200705articoli/2949girata.asp

Un’ora dopo la Digos cerca una mediazione per evitare il peggio e intanto arrivano i rinforzi e le volanti del 113. Ma poi volano un paio di uova, si accendono i fumogeni, ci sono spintoni, qualcuno racconta di calci sferrati ai poliziotti da dietro lo striscione. E le forze dell’ordine reagiscono. La carica è rapida: fuggi-fuggi generale, corse nei corridoi, grida, spintoni e manganellate. Qualcuno esagera nei commenti: «È come negli Anni 70». Poi tutto si placa.

L'informazione razzista in italia: Karolina, l'omicidio è "accidentale" solo se muore una bimba polacca

stobados | 12 Maggio, 2007 13:20

Ieri notte Karolina, una bambina polacca di cinque anni, è stata uccisa da un trentaduenne italiano. Secondo la prima ricostruzione, il killer aveva litigato con due polacchi in un bar. Un testimone l'ha anche sentito pronunciare la frase: "Vengo a spararti fino a casa". Promessa mantenuta. Solo che i due polacchi, dopo la lite, non sono andati a casa loro, ma a casa di amici. L'italiano non lo sapeva. Quando li ha visti entrare, si è avvicinato alla porta e ha sparato. All'errore sulla casa si è aggiunto quello sul bersaglio. Colpita alla fronte, Karolina è morta all'istante. La notizia è stata data sia dall'Ansa, sia dai notiziari radiofonici, con l'avverbio "accidentalmente".

Abbiamo effettuato una ricerca incrociando le parole "ombrello" e "accidentalmente" per verificare se l'avverbio sia mai stato utilizzato nel riferire la notizia dell'omicidio del metrò di Roma. Vicenda orribile che, per la dinamica e per l'arma del delitto, può effettivamente suscitare qualche dubbio sulla 'accidentalità' dell'evento. O, per usare un termine tecnico, sulla 'preterintenzionalità" dell'omicidio. Bene, l'avverbio in questione non compare mai.

Di certo è improprio il suo utilizzo nella vicenda della bambina polacca. I giuristi chiamano casi come questo "aberratio ictus". L'esempio di scuola coincide esattamente col fatto accaduto ieri notte: Tizio spara un colpo di pistola contro Caio ma, per errore di persona, colpisce Sempronio. Se ne occupa il codice penale, all'articolo 82: "Quando, per errore nell'uso dei mezzi di esecuzione del reato, o per un'altra causa, è cagionata offesa a persona diversa da quella alla quale l'offesa era diretta, il colpevole risponde come se avesse commesso il reato in danno della persona che voleva offendere".

In conclusione: l'omicidio, forse accidentale (lo stabiliranno i magistrati) commesso da una rumena su una ragazza italiana, è stato subito presentato come "volontario". Mentre l'omicidio certamente volontario commesso da un italiano su una bambina polacca è subito diventato "accidentale".
 
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