stobados | 28 Luglio, 2008 13:13
I've been a wild rover for many a year
And I spent all my money on whiskey and beer,
And now I'm returning with gold in great store
And I never will play the wild rover no more.
chorus: And it's no, nay, never,
No nay never no more,
Will I play the wild rover
No never no more.
I went to an ale-house I used to frequent
And I told the landlady my money was spent.
I asked her for credit, she answered me "nay
Such a custom as yours I could have any day."
chorus
I took from my pocket ten sovereigns bright
And the landlady's eyes opened wide with delight.
She said "I have whiskey and wines of the best
And the words that I spoke sure were only in jest."
chorus
I'll go home to my parents, confess what I've done
And I'll ask them to pardon their prodigal son.
And if they caress (forgive) me as ofttimes before
Sure I never will play the wild rover no more.
chorus
stobados | 27 Luglio, 2008 15:22
Di seguito la lettera di Cristiano Sabino in risposta a Cossiga che, sulle pagine di L'Altra Voce, affermava che i sardi sono italaiani per scelta e non per imposizione. Sul sito del giornale e' poi continuata la diatriba.
[Qui c'e' anche una ripsosta di Cesare Lobina apparsa sul sito in questione] - [Qui stralci delle battute di Cossiga]
Gentile direttore,
le spedisco alcune considerazioni sulle esternazioni di Cossiga a
proposito della volontaria appartenenza all'Italia dei sardi. Le prego,
se lo ritiene possibile, di pubblicare questa mia lettera per dare
sponda al dibattito da lui aperto.
La ringrazio anticipatamente
Cristiano Sabino (responsabile rapporti internazionali di A Manca pro s’Indipendentzia)
Ho letto con interesse l’articolo apparso su l’Altra Voce del 4 giugno 2008 “Noi Sardi, italiani per volontà, non conquista o annessione”
dove venivano riportate le posizioni in merito all’italianità dei sardi
dell’on. Cossiga. Le sue posizioni non sono di certo nuove, lui fa
anche il paladino a livello internazionale della causa basca. Pensi che
quando illegalizzarono Batasuna, il partito della sinistra patriottica
basca (isquerda aberrale), Cossiga scrisse una lettera alla Nuova
Sardegna, prontamente pubblicata, dove attaccava in maniera durissima
l’allora premier Aznar e il "franchismo spagnolo" (citaz. di Cossiga).
Circa la nostra terra e il nostro popolo ha sempre riconosciuto lo
statuto di "nazione" e ha proposto una carta costituzionale sarda.
Ma la sua posizione in Sardigna è uguale a quella del PNV in Euskadi: i
baschi e i sardi sarebbero spagnoli e italiani per scelta.
I sardi sono italiani per scelta.. ma per scelta di chi?
vediamo i fatti.
1713 trattato di Utrecht. l'impero spagnolo è sfaldato e i suoi pezzi
vengono spartiti dalle altre potenze. la Sardigna va all'Austria. dopo
13 anni il passaggio di consegne ai Savoia, perchè essendo un
principato di origine imperiale non poteva da solo diventare regno.
Ecco che nasce il Regno di Sardegna sulla base di un baratto stabilito
dalla diplomazia internazionale. I sardi hanno scelto qualcosa?
andiamo avanti.. i Savoia dominano con pugno di ferro anche sulla
nobiltà sarda. Il sardo viene vietato insieme allo spagnolo e tutte le
cariche importanti sono di nomina viceregia. Si scatena una cruenta
lotta al banditismo che non finirà mai.. e scoppiano i primi tumulti.
Nel 1793 succede qualcosa di interessante. Arrivano i francesi
repubblicani ad invadere la Sardigna. I piemontesi scappano impauriti e
i sardi impediscono lo sbarco a Quartu con l'utilizzo di milizie
popolari comandate da Vincenzo Sulis. Allora le classi dirigenti sarde,
consapevoli della loro nuova posizione di forza, chiedono ai piemontesi
alcuni diritti amministrativi (i famosi 5 punti) che gli vengono però
negati sprezzatamente. Quando la protesta si congiunge con il malessere
delle campagne scoppia il triennio rivoluzionario 1793-1796 (ma che in
realtà dura per esteso dal 1780 al 1830).
Angioy, Mundula, Cilocco e il prete Muroni si mettono a capo delle
masse popolari cittadine e contadine per fare della Sardegna una
repubblica indipendente senza più feudalesimo. La repressione è
durissima sopprattutto in tutti i paesi del Logudoro e vi partecipano
anche i sardi che dal privilegio traggono vantaggi. Nascono i "cane
sutta e'mesa", la borghesia compradora che riceve le briciole del pasto
dai padroni e in cambio diventa aguzzino del suo stesso popolo. Le
teste di Cilocco e degli altri patrioti che non erano riusciti a
scappare o che, come lui, erano tornati in patria per continuare la
lotta, vengono chiuse in delle gabbie e poste alle porte di Sassari per
giorni e giorni, a perenne monito. chi si ribella farà questa fine.
Quali sardi hanno deciso in questa occasione?
Andiamo avanti. 1812. Legge delle chiudende. l' "Editto delle
Chiudende" stabiliva il diritto di recintare i terreni prima
appartenenti la comunità. Le rivolte popolari al grido di “torrare a su
Connottu”, nonostante le recenti repressioni antifeudali, sono
violentissime.Tutte represse nel sangue. Sardi traditori, preti e
soprattutto “italiani” si fanno d’oro con i soldi delle comunità sarde.
Cosa hanno deciso qui i sardi?
Perfetta fusione: nel 1847 c'è la "perfetta fusione" fra Sardegna e
Piemonte. lo chiedono gli Stamenti, ovvero i rappresentanti del
tradimento del triennio rivoluzionario e delle aspirazioni di giustizia
e indipendenza del loro popolo e quelli che si erano ingrassati con
l'editto delle chiudende. Lo chiedono per ricevere ancora più benefici
dai loro padroni savoiardi. Si può considerare una decisone del popolo
questa?
Unità d'Italia: tutte le regioni annesse o per insurrezione popolare
(Marche, Toscana..), o per guerra di conquista (tutto il meridione)
votano il plebiscito di annessione allo stato unitario. In Sardigna
ovviamente non si vota. Cosa hanno deciso i sardi?
Prima guerra mondiale: migliaia di giovani sardi sdradicati a forza
dalla terra, buttati in trincea e obbligati ad uccidere altri contadini
di altre nazioni per una guerra non loro. Chi lo ha deciso questo?
Il resto è storia che tutti conoscono. povertà, gestione coloniale
della nostra terra, occupazione militare, genocidio linguistico,
spopolamento, devastazione ambientale, emigrazione. Di grazia sig.
Cossiga, quando e come i sardi hanno deciso, non dico di essere
italiani, ma qualunque altra cosa?
Cossiga, insieme a tutti gli altri rappresentanti della borghesia sarda
notarile, è un erede di chi ha fatto torturare per giorni il
rivoluzionario Cilocco e poi gli ha fatto tagliare la testa ed esporre
alle porte di Sassari perché tutti vedessero. Si. loro hanno scelto di
essere italiani. Ma il popolo, le migliaia di trucidati, impiccati ed
inforcati dalle forze regie e dalle squadre della morte dei feudatari,
i pastori, i contadini, gli emigrati, la nostra gente insomma non ha
mai scelto di essere niente. I sardi hanno combattuto contro i romani
per 1000 anni ininterrottamente. Hanno combattuto per difendere
l'indipendenza contro i catalani a Sanluri. hanno combattuto contro i
Savoia. Io mi sento erede di questa gente, della mia gente. E non mi
sento affatto italiano.
stobados | 22 Luglio, 2008 15:18
stobados | 20 Luglio, 2008 14:35
L’11 luglio 2008 saranno trascorsi esattamente due anni dall’avvio dalla
“operazione arcadia”. L’11 luglio del 2006, con grande enfasi mediatica,
lo stato italiano scatenava una imponente operazione di repressione che
portava all’arresto di 10 militanti di a Manca pro s’Indipendentzia e
all’iscrizione nel registro degli indagati di 54 persone, a vario titolo
appartenenti al movimento indipendentista. L’accusa si basa su delle
intercettazioni ambientali riportate su foglio, trascrivendo e
affiancando con tantissimi e infiniti “puntini puntini” anche singole
parole estrapolate da diversi discorsi, con un magistrale lavoro di
“copia e incolla”.
Sin da subito, nonostante le affermazioni romboanti rilasciate nei primi
giorni dagli inquirenti, emersero obiettive le molteplici crepe
nell’impianto accusatorio, a partire dalla vicenda di un militante
incarcerato per una intercettazione fatta in Sardegna che riuscì a
dimostrare che in realtà nel giorno indicato si trovava all’estero e fu
immediattamente scarcerato. Dopo diversi mesi di carcere tutti i
militanti sono stati scarcerati ma ormai i riflettori della propaganda
mediatica si erano da tempo spenti. A tutt’oggi poco o niente si è detto
e scritto sul fatto che a distanza di due anni dagli arresti e di
diversi anni dall’apertura delle indagini queste siano ancora aperte o
meglio ancora non formalmente chiuse.
A due anni esatti dallo scattenarsi della caccia alle streghe
indipendentiste, venerdì 11 luglio 2008, alle ore 10.30, a Manca pro s’Indipendentzia
convoca una conferenza stampa presso la propria sede nazionale, in via
A. Saffi 12 a Nuoro.
Per ricordare una delle pagine più nere delle repressione italiana
contro il movimento di liberazione nazionale ma anche per fare
un’analisi sulle modalità attraverso le quali la magistratura italiana
ha agito in questi due anni.
Nuoro, 8 luglio 2008
A Manca pro s’Indipendentzia
stobados | 15 Luglio, 2008 14:52
Oggi qualcuno ha voglia di parlare di questo, qualcuno no; qualcuno ha dimenticato la propria indignazione, qualcuno non l'ha mai avuta. Non l'ha mai avuta, nemmeno negli stessi giorni in cui succedeva il delirio a Genova. Non amiamo fare le vittime. Siamo rivoluzionari, e i rivoluzionari non sono mai andati incontro ad un destino buono o dolce. Ce ne prendiamo le responsabilita', tutte. Ma quello che e' successo a Genova e' diverso, e dovrebbe almeno risvegliare una coscienza anche nei non-rivoluzionari. Ma questo non avviene. Ed io oggi sto zitto, faccio parlare qualcuno al posto mio. La rabbia e' tanta, e la storia ancora lunga perche' arrivi il conto da pagare. Nel 2009 saremo a La Maddalena, li forse scattera' l'indignazione. A La Maddalena forse, in un momento di risveglio della memoria collettiva, riusciremo a tirare fuori la nostra indignazione. Se ci sentiamo ancora uomini e donne. Io sento che possiamo ancora ancora definirci tali. Sono un inguaribile ottimista. Ma come al solito mi sveglio, un'altra volta, tutto sudato.
Fonte: http://www.carmillaonline.com/archives/2008/07/002710.html
di Giuseppe Genna
[Le opinioni qui espresse sono da considerarsi
di responsabilità oggettiva solo e unicamente dello scrivente e non
includono alcun coinvolgimento editoriale di chiunque altro scriva su
questo blog. gg]
Il primo commento alla indegna sentenza che riduce la tragedia della scuola Diaz
a una rissa in cui qualcuno ha alzato un po' troppo il gomito (col
gomito fracassando calotte craniche e lacerando tessuti) sarebbe che ha
ragione Berlusconi. La Magistratura è da riformare. Ogni sentenza
risulta disomogenea rispetto alle altre emanate per vicende consimili.
Sui fatti nodali della storia italiana, i giudici non hanno giudicato
niente. Sul passato devastato di questa nazione, i magistrati sono
forcaioli in attesa di incrementare l'intensità con cui il passato non
è devastato ma devastante. Avrebbe ragione Berlusconi e, di
conseguenza, avrebbe ragione quello che non so più come definire
(centro, pallida socialdemocrazia cristiana, incrocio genetico
dell'a-politica...), insomma, quella roba rosa pallido lì: si dovrebbe
riformare la Giustizia, ma finché c'è Berlusconi non lo si può fare.
E sarebbero giudizi sbagliati. Perché la sentenza sui fatti di
Bolzaneto evidenzia che è lo Stato tutto, in qualunque sua funzione, a
risultare compromesso, purulento, contaminante. Il giudizio va
tracciato oltre ogni tentazione ideologica. Si ha da essere contro lo
Stato.
Poiché,
dopo giorni di scontro istituzionale sull'indipendenza del potere
legislativo da quello esecutivo, garantito dalla Costituzione, tra i
cui Padri non c'è quel figlio di puttana di Benjamin Franklin bensì
quell'anima santa di Giulio Andreotti - dopo una battaglia all'ultimo
finto sangue, poiché quello vero scorse alla Diaz, ecco come questa
mascherata si risolve: con i poteri che si tutelano a vicenda e non
smentiscono le lucide previsioni di chi, vivendo in stato statale,
sapeva già da tempo che, al momento decisivo, lo Stato si sarebbe
rinsaldato tutto di un colpo, escludendo il diritto alla verità di chi
lo Stato rappresenta e di chi ne è a fondamento: cioè noi tutti.
Potrei dissertare filosoficamente all'infinito sulle teorie politiche
che giustificano quanto sto affermando, e cioè che lo Stato è contro la
natura della civiltà, dell'umanità, dei valori, della convivenza,
dell'empatia e dell'amore. Altrettante teorie potrebbero essere
scagliate contro questo personalissimo giudizio. Poiché, tuttavia,
l'immediatezza del momento, con questa evidenza dell'indegnità del
potere giudiziario a fronte di una patente violazione dei diritti
personali e collettivi, solleva emozioni, risponderò con una citazione
che mi sta a cuore, di cui non sto a enunciare né l'autore né l'opera -
tanto, chi ha occhi per vedere vedrà e chi ha orecchi per ascoltare
ascolterà:
Noi, rivoluzionari-anarchici, fautori dell’istruzione generale del popolo, dell’emancipazione e del piú vasto sviluppo della vita sociale e di conseguenza nemici dello Stato e di ogni statalizzazione, affermiamo, in opposizione a tutti i metafisici, ai positivisti e a tutti gli adoratori scienziati o non della scienza deificata, che la vita naturale precede sempre il pensiero, il quale è solo una delle sue funzioni, ma non sarà mai il risultato del pensiero; che essa si sviluppa a partire dalla sua propria insondabile profondità attraverso una successione di fatti diversi e mai con una serie di riflessi astratti e che a questi ultimi, prodotti sempre dalla vita, che a sua volta non ne è mai prodotta, indicano soltanto come pietre miliari la sua direzione e le varie fasi della sua evoluzione propria e indipendente.Ora, mi sia permesso aggiungere qualche breve nota personale. E cioè che io mi vergogno non soltanto di vivere in uno Stato la mia esistenza che forzosamente è resa miseranda dalla struttura statuale stessa, ma mi vergogno maggiormente a vivere in questo Stato; mi repelle qualunque istituzione, che si forma per necessità tutt'altro che naturali e popolari, ma per imposizione non contestabile da chiunque, che si ritrova immerso in questo habitat da quando è demilienizzato a un giorno dalla nascita e, anche se poi si mette a contestare questo condizionamento totalizzante (che è tale poiché lo Stato è un ente totalitario), comunque finirà a morire in un ospedale senza avere sortito nulla, e chi rimane dovrà pure essere grato perché lo Stato garantisce un posto di merda dove morire; sono orripilato quotidianamente dalla visione delle cosiddette Forze dell'Ordine, che con l'Arma dei Carabinieri sortiscono il massimo gradimento e fiducia dei miei concittadini, e si stanno visibilmente moltiplicando sotto i miei occhi, godendo di leggi fatte all'impromptu per permettere loro un controllo ancora più serrato sulle persone, non bastando il fatto che, trascorsa la stagione di Piombo, non sono state ancora abrogate le leggi restrittive emanate ai tempi da Francesco Cossiga, cosicché senza accorgersi i miei concittadini vivono in uno stato di guerra legislativo, senza che ci sia più quella guerra; mi viene da vomitare al pensiero che si sorveglino militarmente inesistenze e astrazioni dette "confini", purissimi atti di volontà di potenza che nessun geomorfismo giustifica; sono angosciato dal fatto che lo Stato permetta a difensori e pm e giudici di trattare donne violate come le tratta in quelle enclave che sono le aule giudiziarie; sono sconvolto dall'aberrazione dell'ideologia trionfante (quintessenziale all'idea di Stato stesso) della pena, questo protocollo per cui, anziché arrivare a una civiltà, si invera in forma legislativa l'occhio per occhio e il dente per dente, appalesando con somma serenità e assenza di opposizione qualunque la reale natura vendicativa dell'istituzione stessa, che condiziona chiunque; sono sconcertato dall'assoluta assenza di reazione coscienziale di chi abita con me in questo che, prima che uno Stato, è un luogo, puramente e semplicemente un luogo, dove si è sviluppata una lingua comune e peraltro la lingua più poetica del mondo moderno.
In conformità con questa convinzioni noi non solo non abbiamo l’intenzione né la minima velleità d’imporre al nostro popolo, o a qualunque altro popolo, un qualsiasi ideale di organizzazione sociale tratto dai libri o inventato da noi stessi ma, persuasi che le masse popolari portano in se stesse, negli istinti piú o meno sviluppati dalla loro storia, nelle loro necessità quotidiane e nelle loro aspirazioni coscienti o inconsce, tutti gli elementi della loro futura organizzazione naturale, noi cerchiamo questo ideale nel popolo stesso; e siccome ogni potere di Stato, ogni governo deve, per la sua medesima essenza e per la sua posizione fuori del popolo o sopra di esso, deve necessariamente mirare a subordinarlo a un’organizzazione e a fini che gli sono estranei noi ci dichiariamo nemici di ogni governo, di ogni potere di Stato, nemici di un’organizzazione di Stato in generale e siamo convinti che il popolo potrà essere felice e libero solo quando, organizzandosi dal basso in alto per mezzo di associazioni indipendenti e assolutamente libere e al di fuori di ogni tutela ufficiale, ma non fuori delle influenze diverse e ugualmente libere di uomini e di partiti, creerà esso stesso la propria vita.
Queste sono le convinzioni dei socialisti rivoluzionari e per questo ci chiamano anarchici. Noi non protestiamo contro questa definizione perché siamo realmente nemici di ogni autorità, perché sappiamo che il potere corrompe sia coloro che ne sono investiti che coloro i quali devono soggiacervi. Sotto la sua nefasta influenza gli uni si trasformano in despoti ambiziosi e avidi, in sfruttatori della società in favore della propria persona o casta, gli altri in schiavi.
È chiaro allora perché i rivoluzionari dottrinari che si sono assunta la missione di distruggere i poteri e gli ordini esistenti per creare sulle loro rovine la propria dittatura, non sono mai stati e non saranno mai i nemici ma, al contrario sono stati e saranno sempre i difensori piú ardenti dello Stato. Sono nemici dei poteri attuali solo perché vogliono impadronirsene; nemici delle istituzioni politiche attuali solo perché escludono la possibilità della loro dittatura; ma sono tuttavia i piú ardenti amici del potere di Stato che dev’essere mantenuto, senza di che la rivoluzione, dopo aver liberato sul serio le masse popolari, toglierebbe a questa minoranza pseudorivoluzionaria ogni speranza di riuscire a riaggiogarle a un nuovo carro e di gratificarle dei suoi provvedimenti governativi.
Ciò è tanto vero che oggi, quando in tutta l’Europa trionfa la reazione, quando tutti gli Stati ossessionati dallo spirito piú frenetico di conservazione e di oppressione popolare, armati da capo a piedi di una triplice corazza, militare, politica e finanziaria e si apprestano sotto la direzione del principe Bismarck a una lotta implacabile contro la Rivoluzione Sociale; oggi, quando si sarebbe dovuto pensare che tutti i sinceri rivoluzionari s’unissero per respingere l’attacco disperato della reazione internazionale, noi vediamo al contrario che i rivoluzionari dottrinari sotto la guida del signor Marx prendono dappertutto il partito dello statalismo e degli statalisti contro la rivoluzione del popolo.
Dio appare, l’uomo si annienta; e più la Divinità si fa grande, più l’umanità diventa miserabile. Ecco la storia di tutte le religioni: ecco l’effetto di tutte le ispirazioni e di tutte le legislazioni divine. Nella storia, il nome di Dio è la terribile vera clava con la quale tutti gli uomini divinamente ispirati, i "grandi geni virtuosi", hanno abbattuto la libertà, la dignità, la ragione e la prosperità degli uomini.
Abbiamo avuto prima la caduta di Dio. Abbiamo ora una caduta che c’interessa assai più: quella dell’uomo, causata dalla sola apparizione di Dio o manifestazione sulla terra. Vedete dunque in quale orrore profondo si trovano i nostri cari ed illustri idealisti. Parlandoci di Dio, essi credono e vogliono elevarci, emanciparci, nobilitarci, ed al contrario ci schiacciano e ci avviliscono. Col nome di Dio, essi immaginano di poter edificare la fratellanza fra gli uomini, ed invece creano l’orgoglio e il disprezzo, seminano la discordia, l’odio, la guerra, fondano la schiavitù.
Perché con Dio vengono necessariamente i diversi gradi d’ispirazione divina; l’umanità si divide in uomini ispiratissimi, meno ispirati, non ispirati.
Tutti sono egualmente nulla davanti a Dio, è vero, ma confrontati, gli uni agli altri, alcuni sono più grandi degli altri; non solamente di fatto, ciò che non avrebbe importanza perché una ineguaglianza di fatto si perde da se stessa nella collettività quando non può afferrarsi ad alcuna finzione o istituzione legale; ma alcuni sono più grandi degli altri per volere del diritto divino dell’ispirazione: il che costituisce subito una in eguaglianza fissa, costante, pietrificata.
I più ispirati devono essere ascoltati ed obbediti dai meno ispirati e questi dai non ispirati.
Ecco il principio di autorità ben stabilito e con esso le due istituzioni fondamentali della schiavitù: la Chiesa e lo Stato.
Sono un kasteddaio che tifa kasteddu, mica come quei sassaresi che quando c'e' Cagliari - Juve vanno nella curva ospite. Sono cresciuto politicamente da pizza '74; tra una birra e l'altra, un amore e l'altro (quello per il cagliari ovviamente) ho trovato anche lo spazio per studiare e finire le superiori. Ora studio a Torino, e tra l'unico amore e i cortei cerco anche di dare qualche esame, sperando un giorno di laurearmi. Nel frattempo scrivo, ora che non c'e' piu' indymedia ho bisogno di scrivere e sfogarmi, e ho deciso di farlo qui. Ok, la messa e' finita, andate in pace.
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