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[Nuoro] Condannati Ivano, Pauleddu e Antonella per la bomba contro la sede di An.

stobados | 15 Febbraio, 2008 14:34

Solidarieta' ad Ivano, Pauleddu e Antonella, vittime della giustizia (zustissia mala) dello stato italiano
Di seguito l'articolo apparso sulla nuova sardegna di oggi e i comunicati di solidarieta' del comitato 11 luglio, e di a Manca pro s'Indipendentzia.
 
Colpevoli. Sia per il fallito attentato alla sede di An del 21 marzo di due anni fa sia per aver fatto parte di un'associazione sovversiva, di cui sarebbero stati però dei semplici affiliati e non anche i promotori e organizzatori. Questa la sentenza emessa ieri pomeriggio a carico di Ivano Ignazio Fadda, Paolo Anela e Antonella Lai dalla Corte d'Assise di Nuoro presieduta da Francesco Verderese. Un verdetto arrivato dopo due giorni di camera di consiglio che accoglie solo parzialmente l'impostazione del pm della Dda di Cagliari Paolo De Angelis. I giudici hanno infatti condannato gli imputati per il secondo comma dell'articolo 270 bis, che appunto punisce i partecipanti a un gruppo terroristico in modo molto meno pesante rispetto alla pena riservata ai leader. Ad Anela e Fadda sono stati così inflitti 4 anni di reclusione (mentre il magistrato inquirente ne aveva chiesti 18 per il primo e 15 per il secondo). Ancora meglio è andata ad Antonella Lai che dovrà scontare 3 anni e mezzo (il pm ne aveva sollecitato 14). Tutti e tre sono stati inoltre interdetti per cinque anni dai pubblici uffici.
LA VICENDA Fadda, Anela e la Lai, tutti di Nuoro, vengono arrestati a nove giorni dal ritrovamento dell'ordigno inesploso davanti alla sede elettorale del deputato di An Bruno Murgia, in Corso Garibaldi. Da subito vengono ritenuti responsabili non solo del fallito attentato ma anche della costituzione dei Nuclei proletari combattenti, una nuova sigla che - come spiegherà il pm Paolo De Angelis durante la sua requisitoria fiume - mirava ad unificare le varie anime dell'eversione sarda. Inizialmente gli inquirenti fanno però un errore piuttosto clamoroso: attribuiscono ai tre indagati anche la rivendicazione del sedicente Comitato Liberazione Sardegna, un cd fatto ritrovare in piazza Satta il giorno dopo la scoperta dell'ordigno, che in realtà è opera di un ragazzino nuorese che giocava a fare il rivoluzionario per conquistare le sue compagne di scuola.
LE ACCUSE Nonostante la topica l'impianto accusatorio resta comunque saldamente in piedi. I pilastri sono le intercettazioni ambientali e telefoniche che vengono incrociate con i rilevamenti sugli spostamenti degli imputati eseguiti attraverso il Gps. Da mesi infatti sull'Alfa 164 di Ivano Fadda, che è indagato in un'altra inchiesta sull'eversione sarda, è stata piazzata una microspia che oltre a captare i colloqui all'interno dell'abitacolo è dotata di un sistema satellitare che segnala la posizione dell'auto minuto per minuto. Attraverso l'analisi di questi dati la Dda di Cagliari e la Digos di Nuoro si convincono del fatto che la sera del 21 marzo, dopo aver compiuto diversi giri perlustrativi, Anela e Fadda recuperano l'ordigno e lo vanno a piazzare davanti alla vetrata dell'ufficio elettorale di Murgia, tra l'una e 10 e l'una e 24 del mattino. «Verbi come andare, piazzare, accendere, bisogna cercare di pedalare - sosterrà il pm durante la sua requisitoria - indicano chiaramente le diverse fasi dell'azione: quelle preparatorie, di recupero dell'ordigno, esecutorie e di fuga». A chiudere il cerchio arrivano poi i volantini (mai diffusi pubblicamente) in cui i neonati Nuclei proletari combattenti si assumono la paternità del blitz. Gli uomini della Digos li recuperano infatti nei pressi del cimitero di Nuoro il 24 marzo, più o meno nello stesso punto in cui l'auto di Fadda si ferma sia la mattina che la sera del 21 marzo. A redarli - è la tesi dell'accusa - sono stati proprio Fadda e la Lai che in un'intercettazione del 16 marzo parlano dello spazio da lasciare tra due parole di un documento e di qualcosa da posizionare al centro dello stesso, con Fadda che dice «le iniziali così enne - ta - ta e poi anche per esteso». «È evidente che parlavano della stella a cinque punte e della sigla Npc effettivamente presenti sul volantino trovato vicino al cimitero», spiegherà De Angelis al processo.
LA DIFESA Una ricostruzione duramente contestata in aula dagli avvocati della difesa: Elias Vacca (per la Lai), Giuseppe Floris e Basilio Brodu (per Anela), Pasquale Ramazzotti e Lorenzo Soro (per Fadda), tutti concordi nell'etichettare l'inchiesta della Dda di Cagliari come «un teorema basato su congetture e nessuna prova», una «formidabile muraglia cinese costruita con dei sassolini» che si regge su «brandelli di colloqui» quando non su «singole parole prese qua e là» utilizzati per «tentare di suffragare una tesi precostituita». Ora la battaglia si sposta in appello.
 

 
In riferimento alla sentenza emessa ieri 13 febbraio dalla corte d’assise di Nuoro, a conclusione del primo grado del processo per il fallito attentato contro la sede di AN del 21 marzo 2006, il Comitato 11 Luglio esprime totale solidarietà ai tre compagni Paolo Ivano e Antonella, condannati rispettivamente a 4, 4, e 3 e 1/2. La sentenza non ha confermato l’impianto accusatorio del p.m. de Angelis, non ha individuato i responsabili dell’attentato, rispetto al quale i tre compagni sono estranei, ma si è dimostrata essere una sentenza politica, degna di un processo politico, che ha mirato a criminalizzare le idee piuttosto che accertare la verità dei fatti, ovvero l’innocenza dei tre compagni. Il 2° comma dell’art. 270 bis ai sensi del quale sono riconosciuti colpevoli Paolo, Ivano e Antonella, consente alla giustizia italiana un ampio margine di manovra repressiva, in quanto colpisce e punisce sulla base dell’affinità ideologica e di pensiero. Infatti secondo i giudici, i tre compagni non hanno costituito un’associazione sovversiva, ma a qualche associazione sovversiva devono pur essere affiliati in virtù del fatto che sono e si dichiarano comunisti. Non esistono prove del loro coinvolgimento nell’attentato. L’unica cosa certa è la loro invincibile determinazione nell’abbracciare l’alto ideale della solidarietà di classe, della libertà e della giustizia sociale e nella necessità di esprimere e vivere questi ideali attraverso la lotta contro il sistema capitalista.
Ora e sempre contro ogni repressione!!
Comitato 11 Luglio
Sassari 14/02/08
 

 
"Sovversiva" è sa Zustissia (mala)
La sentenza di primo grado emessa ieri dalla Corte d´Assise di Nuoro nei confronti di Ivano, Pauleddu ed Antonella rappresenta un pericoloso strumento attraverso il quale da ora in poi lo stato italiano potrà facilmente imprigionare e condannare chi in Sardigna persegue ideali di libertà ed eguaglianza sociale. La sentenza infatti ha dichiarato colpevoli i compagni per aver partecipato ad una fantomatica associazione sovversiva. Ma la realtà è che in Sardigna non esiste alcuna associazione sovversiva, esistono invece donne e uomini che si ispirano elavorano, singolarmente o attraverso organizzazioni politiche, per l´affermazione degli ideali della liberazione nazionale e del socialismo. Aver condannato Ivano, Pauleddu eAntonella "per partecipazione adassociazione sovversiva" significa condannare chicondivide questi ideali. Questa sentenza dimostra ancora una volta che la magistratura svolge il ruolo di esecutrice ideologica e materiale di un sistema politico autoritario e antidemocratico. "Sovversiva" è questa sentenza perché con essa si vuole scardinare un "ordine democratico" che, perlomeno nel popolo, è ancora sentito e ricercato.
Nuoro, 14 febbraio 2008
A Manca pro s´Indipendentzia
- Sede nazionale: via Aurelio Saffi 12 - Nugoro

Commenti

Sovversiva" è sa Zustissia (mala)

intonachino nugoresu | 21/02/2008, 19:09

Il fatto è che tutta Nuoro conosce chi sono questi 4 deficienti che imbrattano tutti i muri mettendo a repentaglio la vita della gente giocando a fare i rivoluzionario-bombarolo. Dio non voglia che qualcuno si faccia del male.... tutta Nuoro conosce

un pò balordi e un pò cocainomani

Ivan il grande ( cocainomane ) | 18/02/2008, 00:38

peccato che la bomba nn sia scoppiata ferendo chicchessia... allora si che avreste rimpianto quel processo farsa, pregno di garanzie costituzionali, per un più equo e giusto processo barbaricino...

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