Colpevoli di antifascismo

COLPEVOLI DI ANTIFASCISMO

Piove sugli antifascisti a Cagliari, piovono decreti penali di condanna e
avvisi orali. La polizia politica e alcuni magistrati ci accusano di
aver manifestato contro il fascismo e contro i fascisti in carne ed ossa
nella nostra città, in varie occasioni:

il 2 agosto 2007 contro il raduno nazista "sei diventata nera" previsto
pochi giorni dopo,

il 25 aprile del 2009 e 2010 contro i fascisti che hanno occupato il
centro della città, protetti dalla polizia, per celebrare i loro lugubri
riti.

Queste le principali iniziative perseguite/condannate, alle quali se ne
affiancano delle altre sempre poco gradite nei contenuti e nelle
pratiche ai nostri benemeriti vertici polizieschi.

Ma quali sono questi contenuti? La lotta contro il razzismo, contro il
fascismo, contro il “pacchetto sicurezza” e le sue leggi razziali e
classiste, contro la militarizzazione delle strade e dei quartieri,
contro le espulsioni e gli internamenti di uomini e donne che hanno la
sola colpa di non possedere il “documento giusto”.

Quali le pratiche? Le manifestazioni spontanee, auto-organizzate, e
quelle che si svolgono nell’immediatezza degli eventi, prive quindi del
necessario preavviso di tre giorni alla questura richiesto e che si
trovano quindi in una condizione di incerta legalità e sono esposte al
rischio di essere arbitrariamente disperse dalle forze statali.

I decreti di condanna che sono stati inviati consistono essenzialmente
in una proposta che il magistrato fa per conto dello stato al singolo
antifascista: paga un’ammenda e ammetti la colpa, in cambio di questo
atto di sottomissione questa vicenda si considera chiusa e non verrai
perseguito ulteriormente.

Ma noi non intendiamo aderire alla proposta e a questo provvedimento
faremo opposizione.

L’avviso orale consiste in una sorta di ammonimento a mantenere una
condotta “conforme alla legge” ma non è legato ad un reato specifico o
ad un giudizio ma semplicemente alla persona, alla sua condotta, a
quello che dice e pensa. È quindi un tipo di misura che, per la sua
genericità e arbitrarietà, può essere estesa praticamente a chiunque. È
inoltre l’anticamera necessaria per venire sottoposti alla sorveglianza
speciale, una serie di norme restrittive sulle libertà personali, nel
caso in cui l’ammonito non si ravveda e perseveri sulla “cattiva strada”
confermandosi così come una persona socialmente pericolosa.

Ma noi non intendiamo ravvederci e anche a questo provvedimento faremo
opposizione.

Vi è evidentemente la volontà di punire la semplice manifestazione
pubblica di un pensiero e di una volontà antifasciste, con una
repressione generalizzata. Grazie anche alla complicità dei giornalisti
che omettono e distorcono le informazioni, si cerca di impaurire il
singolo manifestante; sono palesi le minacce e le intimidazioni che
stanno dietro gli avvisi orali: partecipare a iniziative spontanee e
antagoniste può avere gravi conseguenze.

Ma c’è un antifascismo, vivo e vitale, che ancora ha il coraggio di
lottare contro il razzismo, il militarismo, la povertà e la guerra, che
si oppone alle parate dei fascisti che occupano le città con la
complicità e la protezione della polizia. Un antifascismo che viene
duramente represso. Gli antifascisti vengono spiati, schedati,
provocati, denunciati esattamente come accadeva nel ventennio. Questo
accade e sta accadendo, anche ora, anche a Cagliari.

“Insuscettibili di ravvedimento”

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Cacciata la Lega Nord da Cagliari!

[da Radio
Press
]
Un’ora di fischi, urla, slogan. In quattrocento,
quasi tutti giovanissimi, hanno contestato stasera in piazza
Costituzione a Cagliari il comizio della Lega Nord Sardinia, la lista
che in provincia di Cagliari sostiene per la presidenza il senatore
"ribelle" del Pdl Piergiorgio Massidda.

Nonostante il massiccio schieramento di forze dell’ordine, i giovani
(autoconvocatisi grazie a facebook e nessuno dei quali ostentava simboli
di partito) hanno iniziato da subito a contestare il viceministro
Castelli e gli altri oratori con slogan e fischi. In piazza c’erano
praticamente solo i ragazzi: all’inizio della manifestazione è infatti
apparso evidente che, a parte i candidati locali, nessun cagliaritano ha
sentito il richiamo del partito di Bossi.

Dal palco, in evidente difficoltà, il candidato alla provincia
dell’Ogliastra Giorgio Ladu e il senatore Fabio Rizzi, hanno insultato
ripetutamente i contestatori, ricevendo in cambio una marea di fischi e
urla. Nel corso della manifestazione ci sono stati momenti di tensione
ma le forze dell’ordine hanno ben controllato la situazione evitando che
degenerasse.

In evidente imbarazzo il candidato presidente Piergiorgio Massidda, che
ha cercato di placare la contestazione ("Ragazzi, io vi capisco, io
capisco le vostre idee, ma dovete darci la possibilità di parlare") ma
ha perso quasi subito la voce e solo in un secondo momento è riuscito a
completare il suo intervento, concluso con un memorabile "il dissenso
mettetevelo in quel posto!".

Dal punto di vista politico, nel suo intervento Rizzi ha attaccato
duramente sia il segretario nazionale dei sardisti Giacomo Sanna (il
partito dei quattro mori ha infatti posto il veto perché la Lega facesse
parte anche in Sardegna dell’alleanza di centrodestra), sia il
presidente Cappellacci (esortato in maniera spiccia a rendere più
efficace la sua azione di governo), sia il Pdl che non sostiene
Massidda: "Sono quelli dell’eolico e delle tangenti" ha urlato Rizzi.

Al termine del comizio i contestatori hanno bruciato alcune bandiere
della Lega al grido di "Fuori la Lega dalla Sardegna!".

Al termine della manifestazione, Piergiorgio Massidda ha inviato alle
redazioni una nota: "Oggi abbiamo vissuto una delle pagine più
vergognose della storia democratica della nostra regione. Quello che è
accaduto in piazza Costituzione è un gravissimo attentato alla
democrazia, alla possibilità di chiunque di poter esprimere le proprie
idee e le proprie opinioni. Il Viceministro Castelli, i Senatori Rizzi,
Monti e Aderenti e i sostenitori della Lista Massidda Presidente sono
stati aggrediti fisicamente, offesi, sputati e sono stati vittime di
lanci di oggetti; sono state bruciate in piazza alcune bandiere della
Lega Nord e delle nostra lista. Le contestazioni sono avvenute ancora
prima che gli esponenti della Lega e i candidati collegati alle liste
della nostra coalizione potessero esporre il proprio progetto di
governo".

Per Massidda stasera "è stato offeso chi intendeva semplicemente parlare
di onestà, valori e democrazia, e lavora ogni giorno tra la gente per
cambiare Cagliari, la Provincia e la Sardegna. È triste vedere
contestato chi ha sempre difeso in parlamento gli interessi dei sardi,
così nella crisi del nostro settore industriale, così in occasione del
decreto Salva-Alcoa: passato con una maggioranza di 23 voti, coi 26
della Lega e il voto contrario della totalità dei senatori sardi del
centrosinistra".

Bandiera della Lega bruciata in piazza! Il video:

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Con la Grecia che resiste!

Con la Grecia che resiste
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Per un aprile antifascista cagliaritano.

Azione antifascistaDopo un anno dagli scontri tra antifascisti e polizia che difendeva la parata fascista, quest’anno a Cagliari e’ nato un percorso che ha cercato di creare un fronte antifascista il piu’ ampio possibile e che ha avuto come obbiettivo quello di attirare l’attenzione su un evento che ormai da troppi anni sta andando avanti indisturbato. Sotto il nome di “continuita’ ideale”, infatti, sono stati organizzati presidi e cortei per chiedere l’abolizione del 25 aprile come festa nazionale, manifestazioni costellate di richiami alla repubblica sociale italiana (lo striscione iniziale “onore ai caduti della R.S.I.”) e di bandiere italiane con fascio littorio annesso.

A tre settimane dal 25 aprile sono stati organizzati incontri e proiezioni, tra tutti segnaliamo l’incontro con Saverio Ferrari dell’osservatorio democratico sulle nuove destre che ha presentato il suo libro inchiesta, la video conferenza con il collettivo universitario autorganizzato di Napoli resisi recentemente protagonisti di una mobilitazione contro l’occupazione di una palazzina da parte di Casa Pound nel quartiere Matardei, concludendo con l’incontro antipsichiatrico sulla morte di Giuseppe Casu, fruttivendolo ambulante morto dopo un trattamento sanitario obbligatorio che ha portato il primario del reparto di psichiatria sottoprocesso.

Oggi l’ultimo degli appuntamenti di avvicinamento al 25 aprile con una cena popolare in piazza, al terrapieno mentre si aspetta la risposta di Prefettura e Questura alle richieste dell’A.N.P.I. di vietare la piazza ai fascisti.
Aspettando l’esito della richiesta dell’A.N.P.I. ci si prepara all’evenutalita’ di un corteo fascista  annunciato da manifesti che circolano in rete sempre il piu’ nascosti possibile.

Iniziative:

8 aprile – Facoltà
di Lettere: Proiezione Film


9 aprile – Facoltà
di Lettere: Incontro con Collettivo Autorganizzato di Napoli


14 aprile – Facoltà
di Economia: Proiezione del file "Fascist Legacy"


15 aprile – Facoltà
di Lettere: INCONTRO SU PSICHIATRIA E REPRESSIONE SOCIALE CON LA
PRESENZA DEL COMITATO GIUSEPPE CASU


16 aprile – Facoltà
di Lettere: INCONTRO E PRESENTAZIONE DI "LE NUOVE CAMICE BRUNE" DI
SAVERIO FERRARI A SEGUIRE DIBATTITO CON RIFERIMENTI ALLA SITUAZIONE
SARDA


RESOCONTO

Collegamenti:

Mario
merlino a Cagliari


25
Aprile 2009


sardegna
skinhead e l’universo simbolico
– parte prima


sardegna
skinhead e l’universo simbolico – parte seconda

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Cagliari: operai Alcoa bloccano aereoporto, scontri con polizia

Risale la protesta degli operai di Portovesme, blocchi stradali
sulla statale e blocco dei voli del vicino aeroporto di Cagliari
durante le giornate di ieri e oggi tornano ad accendersi i riflettori
sulla vertenza per la salvaguardia del posto di lavoro nell’azienda
statunitense.

La vertenza Alcoa. La protesta degli operai dell’Alcoa
negli ultimi mesi era approdata a Roma, dove i vertici dell’azienda si
sono incontrati con il Governo per arrivare ad un accordo sulle
forniture di energia. Il nodo fondamentale era il costo elevato
dell’energia che secondo l’azienda statunitense non permetteva di
essere competitivi sul mercato. Ma come succede in Italia, e
soprattutto in Sardegna, l’azienda aveva sempre ricevuto incentivi
statali, questi però erano andati contro le leggi sulla concorrenza
vigenti in Europa ed erano incappati nelle sanzioni: da qui la
decisione della multinazionale di lasciare l’isola e con essa più di
2mila operai, tra azienda e indotto, che porterebbero alla morte
un’intera area che versa già in gravi condizioni economiche. L’azienda
negli incontri dei giorni scorsi aveva chiesto che, oltre alla
diminuzioni del costo dell’energia, venissero eliminate le multe
comminate dall’Unione Europea o quantomeno pagate dallo Stato Italiano.
Il 27 gennaio l’Alcoa ha annuncia lo stop degli stabilimenti per 6 mesi
con conseguente cassa integrazione. Da qui la comprensione da parte
degli operai di Portovesme di non avere più la possibilità di contare
sull’interessamento (solo di facciata) del Presidente della Regione e
del centrodestra isolano ma di poter credere solo ed esclusivamente
sulla propria forza. Già nei mesi scorsi, infatti, gli operai avevano,
con la forza della determinazione e della rottura, fatto tornare sui
propri passi l’azienda attraverso una dura lotta che aveva raggiunto il
suo apice nelle manifestazioni di Roma, con il tentativo di sfondamento
dei cordoni della polizia, e con l’occupazione dello stabilimento di
Portovesme.

Operai di Portovesme in lotta. Ora l’iniziativa torna
in mano operaia, contro le trattative che si sono arenate su una
direzione non ricomprendente i loro interessi, quindi contro la cassa
integrazione. Il 26 gennaio, all’arrivo della notizia della chiusura
della fabbrica, gli operai si sono immediatamente mobilitati ed
incatenati ai cancelli della vicina centrale Enel (indispensabile per
la produzione Alcoa) per non permettere l’uscita e l’ingresso delle
mezzi. Poi, nelle ore successive, un gruppo di 800 lavoratori hanno
bloccato il traffico della statale 131, l’importante arteria che
collega il nord e il sud della Sardegna, dando fuoco a delle barricate
fatte di copertoni, mentre, contemporaneamente altri lavoratori
bloccavano i voli all’interno dell’aeroporto di Elmas. E ancora oggi
non si placa la protesta degli operai Alcoa. Centinaia di macchine sono
partite all’alba portando operai e familiari all’aeroporto di Cagliari
per occupare le piste. Hanno così bloccato un volo Meridiana e uno
Ryanair per poi scontrarsi infine con i carabinieri in assetto
antisommossa dentro l’aerestazione occupato. L’aeroporto, tuttora
chiuso al pubblico, potrebbe rimanere fermo per i prossimi 2 giorni in
quanto sembrerebbe siano stati anche danneggiati dei metal-detector.

Agitazione anche a Fusina. Anche gli operai dello
stabilimento Alcoa di Fusina, in provincia di Venezia, si sono
mobilitati stamane, entrando in sciopero alle 6. Hanno bloccato i
cancelli dello stabilimento per impedire l’entrata e l’uscita dei
camion delle merci, in modo da fermare la produzione del laminatoio. Si
sono registrati momenti di tensione perchè sembra che l’azienda abbia
tentato di far chiudere i cancelli, impedendo il ricambio dei
lavoratori che si alternano nella protesta. Sulla strada davanti allo
stabilimento gli operai hanno dato alle fiamme alcune pile di
pneumatici.

vedi la cronistoria della mobilitazione Alcoa:

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[NOTAV] Autoporto Susa, gia’ costruito il nuovo presidio contro le trivellazioni. (+ VIDEO)

Sotto una pioggia battente che non dà tregua, il movimento NoTav getta
le basi per un nuovo presidio all’entrata dell’autoporto di Susa, uno
dei tanti nuovi siti destinati a diventare terreno di sondaggio
geognostico, prima passo per la futura realizzazione dell’opera. La
risposta del movimento alla voce grossa fatta dal Governo negli ultimi
giorni a colpi di dichiarazioni pubbliche e comunicati stampa che non
lasciano più dubbi su "volontà di confronto, "dialogo", "realizzazione
col consenso della popolazione" e altre amenità simili…

Un migliaio di persone si sono così ritrovate oggi pomeriggio per dare
al popolo NoTav una nuova casa per monitorare e organizzare la
resistenza contro la fase-sondaggi. Secondo alcune voci, potrebbe
essere questo uno dei primi luoghi in cui la lobby del Tav tenterà la
prova di forza.
Nonostante il maltempo, un altro appuntamento partecipato, gioioso e
determinato nel ribadire le intenzioni e le scelte senza appello del
movimento popolare.

La migliore risposta alle sparate di un Governo che, in ritardo su
tutto, si accorge dell’impraticabilità politica del vecchio
Osservatorio Tecnico, istituzionalmente morto già da qualche mese, già
da sempre misconosciuto dal movimento. Un Osservatorio che si vuole far
rinascere in nuove forme, sorta di Direttorio (o Servitorio)
d’imposizione dell’opera contro i voleri di tutta una popolazione. Una
nuova ‘cabina di regia’ di cui potranno farne parte solo gli
amministratori volontari, e solo se favorevoli alla realizzazione
dell’opera; per questi ci saranno ‘compensazioni’ e postazioni
ascoltate dentro la nuova istituzione.

La risposta del movimento è stata chiara e senza fraintendimenti: un
nuovo presidio per monitorare da vicino e impedire i nuovi tentativi di
perforazione.
 
Questa sera, al Teatro Polivalente di Bussoleno, il movimento si
riunirà in assemblea per sancire con un documento sottoscritto
all’unanimità, la volontà di resistere alla nuova invasione del
territorio valsusino.

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Io odio.

Avete gia’ tolto tutto il toglibile, l’unica cosa che rimane e’ il nostro odio.

Odio il leghisti, non c’e’ molto da aggiungere su questo ma odio anche chi non si oppone a quello che fanno questi uomini. Ma forse diventera’ reato anche citare Gramsci quando diceva "odio gli indifferenti". Senza forse, in Italia puo’ succedere anche questo.

Odio chi impone le decisioni con la forza e la militarizzazione del territorio, ma amo i Valsusini e i Vicentini per la loro determinazione, la loro forza e il loro orgoglio.

Odio la polizia penitenziaria, perche’ so cosa vuol dire non poter dire "bah" quanto picchiano un detenuto o ammazzano uno dei tanti Cucchi, e odio chi si indigna se ci sono rivolte dentro quegli merde di edifici, perche’ l’aggettivo orrendo non e’ adatto a quel sostantivo.
Odio anche i poliziotti, perche’ sono stato a Genova nel 2001 avevo 17 anni e nessuno potra’ impedirmi di odiarli, perche’ la mia vita e la mia coscienza da quel giorno sono cambiate profondamente perche’ ho visto ho sentito e quello nessuno potra’ cancellarlo.
Odio i poliziotti che ogni volta che sgomberano un centro sociale occupato, spaccano tutto, pisciano sui letti e scrivono sui muri "w il duce", come all’Askatasuna a Torino il 1° Maggio del 99.

Odio i fascisti, i razzisti e i sessisti e provate a chiederlo agli omosessuali se rinuncerebbero al loro odio per queste persone, provatelo a chiedere a quella coppia di romani accoltellati fuori da un locale.

Odio i padroni, come quello che ha il bar davanti all’universita’ che sfrutta i suoi dipendenti nonostante si faccia i miliardi. 56 ore di lavoro alla settimana, di cui 15 di straordinario per mille euro al mese. Fatevi i conti, sono 4 euro all’ora. Ah… dimenticavo, ovviamente senza contratto.
E quelli della Esselunga che hanno fatto pisciare addosso una cassiera perche’ non le facevano  lasciare il suo benedetto posto?
O forse vogliamo ricordare di quando hanno licenziato il lavoratore delle FerrovieDelloStato perche’ aveva denunciato problemi legati alla sicurezza?

Odio, e’ un fatto di appartenenza. La mia appartenenza al popolo sardo che vive in una terra  trattata come una colonia dove sperimentare uranio impoverito ed altre prelibatezze tecnologico a scapito di quattro sfigati pastorelli. Odio il governo italiano che consente alle industrie di chiudere, perche’ se le industri chiudono la gente ha fame e col cazzo che ci si ribella ad una centrale nucleare, meglio crepare di merda che di fame.

Io non solo sono di diverso avviso. Io odio.
E ringrazio tutti quelli che amano se stessi e la propria terra e che sono cosi’ incazzati da ribellarsi ancora.
Grazie ai valsusini, grazie agli studenti dell’onda, grazie ai vicentini, ai milanesi che in Piazza Fontana stavano dalla parte dei 10000 contestatori. Grazie ai lavoratori dell’Alcoa che sanno ancora cosa vuol dire dignita’.

E ora denunciatemi.

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Alcoa: ”Abbiamo sequestrato lo stabilimento”

Cagliari – Si fermano due degli stabilimenti
italianidell’Alcoa, il gigante Usa dell’alluminio. L’azienda ha deciso
lo stopdella produzione primaria a Portovesme, nel Sulcis Iglesiente, e
aFusina (Venezia) dopo la decisione della Commissione Europea che
hachiesto la restituzione degli aiuti ricevuti sul
prezzodell’elettricità. Lamultinazionale ha pertanto deciso di
sospendere la produzione nei duestabilimenti in Italia, annunciando di
voler fare ricorso: "Alcoafermerà temporaneamente la produzione nelle
sue due fonderie di Fusinae di Portovesme". Alcoa dà lavoro a 2.500
persone in Italia. Nellachiusura dei due stabilimenti sono coinvolte
1000 dipendenti diretti e1000 lavoratori dell’indotto.

 
Immediata larisposta degli operai. I dipendenti
della fabbrica di Portovesme hanno"sequestrato" la sede dello
stabilimento: il direttore della fabbricaMarco Guerrini, il vice
direttore Sergio Vittori e gli altri dirigentisono stati trattenuti dai
lavoratori in assemblea per chiedere"risposte immediate". All’esterno
della fabbrica alcuni operaiincappucciati rivendicano l’occupazione in
un video giunto ad apcom. Operai, amministrativi e tecnici
dellafabbrica, circa 200 persone, si trovano in questo momento nella
salariunioni e hanno deciso che "da questo momento nessuno entra e
nessunoesce". "Rimaniamo qui sino a quando non troveremo un accordo,
non il 25ma subito. Ci aspettiamo che l’Alcoa accetti quello che ha
offerto ilgoverno e che blocchi la dichiarazione di fermata della
produzione,perché se si ferma un solo giorno lo stabilimento di
Portovesme èmorto". Lasospensione della produzione è stata decisa a
causa "delle incertezzesulla fornitura di elettricità per i suoi forni
di fusione a tariffecompetitive e per l’impatto finanziario della
decisione dellaCommissione Europea", si legge ancora nel comunicato di
Alcoa.

La Commissioneha chiesto
ieri al produttore di alluminio di rimborsare le sovvenzioniavute dal
2006 sui prezzi dell’elettricità in Italia, sostenendo che sitratta di
aiuti pubblici illegali. L’ammontare degli aiuti darimborsare non è
stato divulgato, ma secondo fonti sindacali citati daimedia italiani,
si eleverebbe a 270 milioni di euro. La produzione dialluminio richiede
un forte consumo di energia: Alcoa aveva conclusocon il fornitore di
elettricità italiano, l’Enel, un contratto che gliassicurava tariffe
fisse per una durata di dieci anni, fino al dicembredel 2005. La
Commissione Europea aveva all’epoca autorizzato ciò cheaveva assimilato
a una "operazione commerciale ordinaria conclusa allecondizioni del
mercato". Dal 2006, però,Alcoa ha continuato a beneficiare di tariffe
privilegiate, ma secondoun diverso dispositivo: continua ad acquistare
la sua elettricitàdall’Enel, ma è lo stato italiano che gli rimborsa la
differenza con latariffa storica, ciò che Bruxelles considera come "un
aiuto pubblicoillegale". "La tariffe è in vigore da oltre dieci anni in
italia e èstata approvata dalla commissione nel 1995, l’anno in cui
Alcoa haacquistato le infrastrutture" si difende il gruppo.

Da La Repubblica

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Spariti nel nulla i computer degli avvocati di a Manca pro s’Indipedentzia.

Nella notte tra domenica e lunedì sono spariti dagli studi
degli avvocati del gruppo a Manca pro s’Indipendentzia tre portatili. I “ladri”
in questione sono entrati negli studi senza commettere alcuna infrazione, così
come raccontano gli agenti della polizia intervenuti dopo la chiamata i legali,  ed hanno puntato dritti verso i computer in
questione senza portare via nessun’altro oggetto di valore. Le modalità del
furto fanno salire più di qualche perplessità, queste aumentano se tornando a
non troppi mesi fa si va a “pescare” una delle tante denunce del movimento
nelle quali si accusavano i “soliti ignoti” di spiare le case, le sedi e le
macchine dei militanti indipendentisti attraverso sofisticate microspie.

All’interno dei portatili spariti vi era tutto il materiale
riguardante le inchieste contro alcuni appartenenti al gruppo indipendentista
sardo: l’operazione “Arcadia”, che portò nel luglio del 2006 all’arresto di 10
militanti e alla perquisizione di una sessantina di abitazioni con l’accusa di associazione
sovversiva con finalità di terrorismo per alcuni attentati eseguiti tra il 2003
e il 2005. 7 dei 10 arrestati rimasero nelle carceri italiane per oltre dieci
mesi in custodia cautelare, Bruno Bellomonte venne scarcerato dopo tre giorni
in quanto all’epoca degli attentati di cui era accusato era in viaggio in un
paese straniero, aveva quindi il timbro della dogana che gli garantì il pass
per la libertà.

Non contenti dell’operazione bluff, utile però a
criminalizzare l’intero movimento indipendentista  -tuttora in forte espansione- agli occhi dei
lettori delle testate giornalistiche di tutta la penisola e della Sardegna, a
Giugno della scorsa estate Bruno e’ stato arrestato una seconda volta assieme
ad altre 5 persone. L’accusa era quella di stare progettando un attentato
contro il G8 che in precedenza era in programma nell’isola di La Maddalena in
Sardegna, per aggiungere un po’ di carne al fuoco erano anche accusati di
appartenere alle nuove Brigate Rosse, accusa sempre utile per raggiungere le
prime pagine dei giornali anche se non supportata da prove. Bruno e’ ora al 4°
mese di detenzione confinato nel carcere di Catanzaro, lontano dai famigliari e
degli avvocati che devono spendere più di 400 euro e due giorni di viaggio per
poter beneficiare di due ore di colloquio.

E’ in questo quadro che si devono leggere i furti e il
ritrovamento delle microspie nelle case di avvocati e militanti, sotto la luce
dei riflettori  dopo operazioni
poliziesche eseguite in grande stile ma nel silenzio più totale quando si
tratta di dare risalto a strani eventi che potrebbero mettere più di un dubbio
sulle suddette operazioni.

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Oil, la potenza devastante del pertrolio. 10 Ottobre alle 20:30 al Cinema Massimo di Torino.

Sabato 10 Ottobre a Torino, alle ore 20:30 con ingresso gratuito al Cinema Massimo, durante la il Festival "CinemAmbiente" verra’ proiettato il tanto discusso documentario su una delle piu’ grandi raffinerie d’Europa, la Saras.

Appuntamento ore 20:30

I circoli saranno presenti dalle 19:00 con un banchetto informativo.

Volantino Oil

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